Blog viaggi - Africa selvaggia

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Mario - test@test
2019-09-23 17:56:25
Il Sud Africa è un paese meraviglioso. Ricco di natura selvaggia e incontaminata ma anche di brutture umane che fanno riflettere. Gente gentile ed educata.
giovanni - test@test
2019-09-11 15:23:46
L'africa ti confonde e ti attira a se

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staccare la spina può essere un lavoro stressante o che non ci rende felici

Luca - laca@tim.it
2020-07-11 20:13:52
Un luogo da vacanza estrema. un'area desertica fatta da alberi spogli e da dune,Deadvlei è una padella di argilla bianca situata vicino alla più famosa salina di Sossusvlei, all'interno del Parco Namib-Naukluft in Namibia. Scritto anche DeadVlei o Dead Vlei, il suo nome significa "palude morta". La padella viene anche chiamata "Dooie Vlei", che è il nome completamente afrikaans.A volte sentiamo il bisogno di staccare da tutto e da tutti e prenderci una pausa. Il motivo per cui sentiamo il bisogno di staccare la spina può essere un lavoro stressante o che non ci rende felici, la fine di una relazione, il desiderio di dare una nuova direzione alla nostra vita o semplicemente la necessità di allontanarsi per un po’ e rilassare la mente. Quando mi chiedono: “Cosa posso fare per ritrovare me stesso?”, io rispondo sempre: “Parti”.

Africa magnifica e selvaggia: quattro itinerari al top

Luigi - test@test
2019-09-23 17:52:51
Proprio come accade nel film, iniziamo dalla Namibia. Emozionante e molto completo è il tour di 12 giorni «Dune, Damara, Etosha». Dopo la sosta nella capitale Windhoek si parte alla volta del Parco Etosha per appassionanti fotosafari. Quindi si effettua una tappa dall'impronta etnografica nel Kaokoland, ovvero nel cuore del territorio degli Ovahimba. Poi, giorno dopo giorno, si visitano le pitture rupestri del Twyfelfontein Rock Engravings, la Cape Cross Seal Reserve nello Swakopmund, il Namib Desert e le dune di sabbia del Sossusvlei, le più alte del mondo. Quote da 2980 con partenze di gruppo (le prossime sono il 26 dicembre e il 6 gennaio. Info: Kel12, www.kel12.com. Una intera settimana alla scoperta del Botswana, accompagnate da guide esperte dei luoghi (di lingua inglese) e con tutta la flessibilità di un viaggio su misura. Il programma denominato «L’essenza del Botswana» porta dapprima nel Deserto del Kalahari (il quarto al mondo per estensione) con sosta anche nella Deception Valley, dimora dei Boscimani, una delle popolazioni più antiche dell’Africa. Quindi si prosegue alla volta del Delta dell’Okavango, un intricato sistema di canali e isole popolato da una grande moltitudine di animali e uccelli. Gran finale nel Parco Chobe, noto per essere il luogo con la massima concentrazione di elefanti in Africa. Nei parchi si effettuano fotosafari in compagnia dei ranger. Si va quindi (quasi) a colpo sicuro e senza correre rischi. Il programma dura sette giorni con partenza da Maun e costa 3.117 euro con pensione completa. Info: Hotelplan, www.hotelplan.it Il fragoroso spettacolo delle Victoria Falls è il momento clou del «Tour Zimbabwe, chic adventure». Alte 128 metri e con un fronte di oltre 1,5 chilometri sono tra le più grandi e con la maggior portata al mondo e tra le più comode da ammirare nella loro interezza, camminando sulla sponda opposta della gola in cui precipitano le acque dello Zambesi. Il viaggio comprende anche un giorno di navigazione lungo lo Zambesi, tre giorni di foto safari nello Hwange National Park e una giornata nella Imbabala Private Concession un'area di 5.000 ettari all’interno del Parco dello Zambesi ai confini con la Chobe Forest Reserve, conosciuta per la presenza di moltissimi elefanti. Quote da 2.020 euro, voli dall'Italia esclusi. Info: Mokoro Tours, www.mokoro.it Si chiama «Dal Ngorongoro a Zanzibar» l'itinerario di 12 giorni che prevede la visita dei parchi più noti del Nord della Tanzania per concludersi con quattro giorni sulle spiagge di Zanzibar. Con un autista-guida di lingua italiana si viaggia a bordo di un 4x4 fino al Lake Manyara, si visita il grande Parco Nazionale del Serengeti scendendo nel cratere del Ngorongoro. Quindi si vola a Zanzibar per recuperare energie all’ombra delle palme sulle bianche spiagge coralline dell’Oceano Indiano. Quote da 3.310 euro a persona con minimo due passeggeri, voli dall'Italia inclusi. Info: African Explorer, www.africanexplorer.com.

Il deserto del Kalahari In Namibia un deserto che non è deserto

giovanni - test@test
2019-09-08 21:15:26
Parola impropria “deserto” per descrivere l’area del Kalahari: un enorme deposito di sabbia in Namibia dove crescono alberi e dove i fiumi appaiono e scompaiono. Il deserto del Kalahari – in Namibia - è un luogo che ha del magico. Grandi spazi. Solitudine. Scarse tracce dell’uomo. E il leone più grande d’Africa. Deserto del Kalahari. Vero deserto? Dal punto di vista geologico la definizione di deserto per il Kalahari è impropria. Quest’area, di oltre un milione di kmq e che abbraccia Zaire, Angola, Zambia, Namibia, Botswana e Sudafrica, in realtà e un gigantesco deposito di sabbia, generato dall’erosione della superficie rocciosa avvenuta lungo un periodo di oltre 10 milioni di anni. I geologi definiscono il deserto del Kalahari la più vasta estensione senza interruzione di sabbia del mondo. Deserto del Kalahari: alberi e fiumi in un’atmosfera magica A differenza dei grandi deserti dell’Africa settentrionale, nel deserto del Kalahari namibiano possiamo trovare diversi alberi e arbusti, insieme a letti di fiumi che periodicamente tornano a scorrere. Quella del deserto del Kalahari è una regione magica, destinata agli amanti della quiete, della solitudine e del silenzio dei grandi spazi. La presenza dell’uomo è praticamente inesistente, perlopiù raccolta attorno alle scarse risorse idriche.

L’ultima frontiera dell’Africa selvaggia: sulle tracce dei leoni del Kalahari

giovanni - test@test
2019-09-06 19:29:56
Viaggio nel parco di Kgalagadi , tra Sudafrica e Botswana, dove il destino dei nomadi San si lega indissolubilmente a quello del leone dalla criniera nera, tornati entrambi ad abitare la Regione dopo una lunga storia di genocidi e sfruttamento coloniale Il Kgalagadi è stato il primo parco transfrontaliero in Africa, inaugurato il 12 maggio del 2000, l’unico del Sudafrica a rientrare nei rigidi criteri di “last of the wild” definiti dal team di James Allan della University of Queensland, Australia, in una ricerca pubblicata su Nature lo scorso gennaio. Diciotto anni fa il Presidente del Botswana, Festus Mogae, e la sua controparte sudafricana, Thabo Mbeki, durante la cerimonia di inaugurazione, definirono il Kgalagadi “peace park”. Firmavano, quel giorno, la parola fine ad una storia di genocidi e sfruttamento coloniale vecchia di due secoli: a partire dai primi dell’Ottocento anche in questa porzione di Kalahari vennero pianificate politiche di sterminio dei cacciatori-raccoglitori, oggi noti come Khomani San, mentre nel resto del Paese, allora colonia britannica, era ugualmente spazzato via per motivi economici il “Felis capensis”, il leone del Capo.